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Blog | 30.03.2023

Intervista a Davide Tolasi

Lo street artist Davide Tolasi (Instagram: davide_tolasi), riconosciuto a livello internazionale, sensibilizza l'opinione pubblica italiana alla tutela dell'ambiente e del clima con la sua opera d'arte di 1200 metri quadrati a Cremona. Con KEIM Soldalit-ME, l'artista ha scelto una pittura minerale con effetto fotocatalitico che riduce la concentrazione di inquinanti nell'aria grazie alle sue proprietà chimiche e fisiche. Allo stesso tempo, il murale, con i suoi 400 metri di lunghezza e un'altezza di 2,5 metri, è il più grande murale antismog d'Europa. Tutte le vernici sono state donate dalla filiale italiana KEIMFARBEN Colori Minerali S.R.L.. Nell'intervista ci rende partecipi delle sue idee e dei suoi progetti.

Come è arrivato alla sua attuale professione?
Mi sono avvicinato al mondo della pittura da giovanissimo grazie agli insegnamenti di mia nonna materna che si è sempre dilettata nella pittura; in età adolescenziale ero rimasto molto affascinato dal movimento dei graffiti, ma è stato solo durante il mio percorso di studi in Accademia che sono riuscito a capire quale potesse essere l’inizio della mia ricerca artistica. Ho fatto parte per alcuni anni di un collettivo artistico con il quale ho avuto modo di dipingere murales di grandissime dimensioni in diverse location in Italia e in Europa, poi ho deciso di staccarmi e concentrarmi sulla mia ricerca personale.

Come si svolge la preparazione di un progetto? Quanto tempo dura in media un progetto?
Diciamo che non esiste un processo standard, dipende molto dal contesto e da cosa devo realizzare. Parto quasi sempre dal riflettere sugli aspetti concettuali che voglio rappresentare, quindi ricerca di informazioni e input di vario genere che possano stimolare poi la mia fase creativa, nel mentre inizio a studiare la superficie su cui dovrò intervenire valutando il contesto paesaggistico in cui si trova, analizzando i colori del paesaggio, le forme, i punti di vista, etc. La fase finale è quella di fare incontrare l’aspetto razionale (quindi l’analisi) e quello concettuale, per dare forma al progetto. La durata è molto varia, dipende ovviamente dalla complessità e dalle dimensioni dell’opera da realizzare; ultimamente prediligo interventi di piccole dimensioni, perchè in questi riesco a ritrovare un aspetto molto intimo della pittura che mi affascina; ma in passato ho realizzato anche progetti su cui ho lavorato per diversi mesi.

Quali sono le maggiori difficoltà che si incontrano?
Infinite! Per ogni cantiere c’è una problematica diversa, dai problemi tecnici che può avere la parete su cui bisogna dipingere, al meteo, diciamo che non ci si annoia mai!

Alcune delle sue opere d'arte

Qual è stato finora il suo progetto più grande e/o più bello?
Quando mi invitano nelle scuole a parlare dei miei lavori e i bambini mi fanno questa domanda rispondo sempre “quello che farò domani”, perchè credo che come in ogni cosa, anche in questa disciplina di volta in volta ci sia un evoluzione in meglio. Ad ogni modo vado molto fiero di “Incipit” l’ultimo lavoro che ho realizzato per la stazione dei bus di Soncino, anche se dovendo parlare di grandezze penso che il dipinto “Concordia” sarà imbattibile, visto che stiamo parlando di un dipinto di 1085 metri quadrati.

Qual è stata la sfida in assoluto più grande? Ci sono momenti in cui a volte desideri avere un lavoro diverso?
Dal punto di vista tecnico sicuramente il progetto “Concordia” ha messo a dura prova sia me che gli altri due artisti con cui ho collaborato per progettarlo e realizzarlo. Era una superficie davvero infinita (ci spostavamo in bicicletta da un punto all’altro del cantiere) e molto complessa perchè si trattava di un muro di cinta fatto con lastre di calcestruzzo armato prefabbricate a onde, quindi non una superficie perfettamente liscia. Ma nei primi anni che ho iniziato a dipingere in giro per l’Italia come professionista, è sicuramente stata una grande sfida “Sociale” perchè in quegli anni la street-art non era così ben vista come in questo momento, e soprattutto in alcune situazioni, tipo in centro a Milano, bisognava oltre che realizzare l’opera, cercare di sdoganare lo stereotipo del “murale = vandalismo e degrado”; anche se è passato poco più di un decennio oggi è sicuramente tutto più semplice, e gli abitanti apprezzano tantissimo questi interventi, perchè hanno capito il valore che gli stessi danno alla Città. Ad ogni modo non ho mai pensato di fare un altro lavoro, a parte quando per realizzare un’opera bisogna perder tempo con mille faccende burocratiche e istituzionali, ecco in quel momento forse un po’.

Qual è la sensazione che si prova quando un'opera d'arte viene completata?
Non ho ancora provato questa sensazione, ma credo sia qualcosa di simile al crescere un figlio, accompagnarlo alla sua maturità e poi lasciare che percorra la sua strada. È una sensazione stranissima, sicuramente molto liberatoria, ma anche molto formativa, soprattutto in progetti di grandi dimensioni durante i quali la parete e il cantiere diventano un po’ casa tua, ti abitui ai ritmi di quell’ambiente, alle persone che passano quotidianamente a guardare i lavori, poi arriva il momento di smontare tutto perchè i lavori son finiti, e con un po’ di nostalgia abbandoni fisicamente quel luogo, lasciando solo l’opera come traccia del tuo passaggio, e portando quell’esperienza con te.

Come sarebbe un progetto dei suoi sogni se potessi desiderarlo?
Io ho da sempre un grande sogno, dipingere interamente una chiesa. Sono cresciuto a contatto con la religione, e ho una particolare passione per le figure dei santi e le storie che si trovano raccontate sulle pareti e sulle tele di questi luoghi sacri, sarebbe una sfida bellissima progettare e realizzare un progetto di questo tipo con la massima libertà creativa.

Cosa le piace di più del suo lavoro?
Posso rispondere tutto? In effetti è così, è sempre vario e bilanciato e questo mi permette di trovare sempre una dimensione che mi faccia stare bene: mi permette di essere a contatto con tantissime persone sempre diverse, ma anche di isolarmi e ritrovare la mia intimità; devo lasciarmi andare dal punto di vista creativo, ma anche rimanere con i piedi a terra, dovendo pensare alla realizzabilità del progetto.

"Se non lasciamo un futuro, abbiamo vissuto invano". Questo è il potente messaggio del murale di 1200 metri quadrati a Cremona, inaugurato il 6 novembre 2021.

 

Cosa la spinge a scegliere i nostri colori?
Innanzitutto la qualità del prodotto, che garantisce una grandissima durabilità nel tempo, ma anche una finitura estetica unica; poi sicuramente l’aspetto ecosostenibile è
decisamente importante, soprattutto di questi tempi.

Qual è il suo prodotto KEIM preferito?
Direi il Soldalit, perchè è veramente un prodotto estremamente versatile e affidabile in ogni applicazione, dalla realizzazione di tinte piatte alle sfumature e velature più complesse.

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